Un po' di tempo fa il Vescovo di Pistoia si è recato al campo nomadi, a parlare con loro, perchè l'integrazione sia possibile, dicendo.....“Giusto
pretendere legalità dai Rom, giusto obbligarli a mandare i figli a scuola,
giusto che non vivano di espedienti, ma abbiamo un dovere anche noi: inserirli
in un contesto civile, cancellare condizioni di vita intollerabili”.Citazione presa
andreaballi.blogspot.com., . sono pienamente d'accordo con le parole del Vescovo.
L'integrazione è sempre possibile, basta volerlo!
Vale così per i Rom, gli extracomunitari, ma anche e sopratutto deve valere per i disabili.
Ora la nostra piccola Città dormiente, ha fatto molto in questi anni per rendersi vivibile e fruibile da tutti,
ha messo gli scivoli sui marciapiedi, salvo poi che qualche furbacchione non ci parcheggi sopra, anche gli uffici di interesse pubblico son provvisti di entrate agevolate per i disabili, ma immaginatevi di essere su una sedia a rotelle e di voler prelevare ad un bancomat, se non siete accompagnati da qualcuno, non potrete farlo mai da nessuna parte, oppure entrare in un qualsiasi ufficio postale, se qualcuno di buon cuore non vi apre e vi sostiene la porta....non pagherete nemmeno un bollettino. Bene l'ho detto, mi son tolta un sasso dalla scarpa.
Il portavoce della Curia pistoiese, pochi gioni dopo la visita del Vescovo al campo nomadi, ha avuto una dissavventura metropolitana, la solita tecnica oramai consolidata del finto specchietto rotto, con l'autista del mezzo finto-incidentato che chiede al portavoce della Curia pistoiese, 170, 00 euro per riparare il fantomatico danno, e per non far denuncia all'assicurazione, e il nostro prode portavoce contratta fino a consegnare al mariuolo, una somma credo di circa 60,00. euro......, salvo poi farsi intervistare dicendo che spera che chi lo ha derubato non risieda al campo nomadi che lo ha visto ospite insieme al Vescovo, nei giorni passati....Ecco nella sua precisazione....si avverte quel senso di malessere, che mi ha fatto ingoiare il rospo che ancora ho sullo stomaco.
Anche a me è successa la stessa cosa, ma io non ho pagato.....non sono scesa a compremesso col mariuolo, anzi ho impugnato il telefono, e la macchina fotografica, che porto sempre con me, ed ho detto che avrei chiamato i vigili urbani....strano a me non è venuto in mente che fosse del campo nomadi, forse perchè io non ho preconcetti, e nemmeno scheletri nell'armadio.
mercoledì 14 novembre 2012
martedì 23 ottobre 2012
Lavorare per vivere o lavorare per morire
Non sono molto ferrata sull'argomento....ho solo letto molto, cercando di darmi risposte esaurienti, che placassero la mia fame di sapere e conoscere.
Ho anche cercato fra gli amici di un popolare social-network, che abitano a Taranto, di avere notizie più cristalline e non filtrate dai media.
Chi mi conosce bene sa che non sono un leader, ma un buon gregario!
Chel'Ilva del gruppo Italsider, sia una fra le 30 fabbriche italiane più pericolose, per l'ambiente e la salute pubblica, oramai è un dato assodato, anche se più volte è partita dal web la richiesta di un registro pubblico dei tumori, senza per altro ottenerlo....se non negli ultimi tempi quando la palla a forza di rimbalzi gli è scappata di mano....
Ma come pensare di chiudere una fabbrica, che è nel nostro Meridione senza trovare la soluzione per salvare capra e cavoli, questo davvero m'imbestialisce....
La fame di lavoro oramai e ovunque, ma il nostro Sud da sempre paga una sudditanza nei confronti del profondo Nord, in materia di possibilità lavorative...
Io ricordo il progetto di Italia '61, all'epoca mi trovavo a Torino, e ricordo le file folte davanti ai cancelli della Fiat a Mirafiori, ma ricordo anche con disgusto i cartelli affittasi sui portoni, dove risaltava scritto ben in grande che non avrebbero affittato ai meridionali....e se Torino è diventata grande, è grazie alle lacrime ed al sangue versato proprio dai meridionali....che lasciavano le lor famiglie nel desolato sud, in cerca di fortuna , in città allora davvero inospitali; dietro di loro lasciavano si fame e disperazione, ma anche sole e sapori, e calore e musica, e profumi, e stavano in città grigie di smog, di nebbia!
D'allora ne abbiamo fatta tanta di strada...., ma abbiamo percorso a volte sentieri perigliosi che hanno minato e minano tutt'ora la salute pubblica.
Che i miei occhi non debbano vedere più un Italia '61, ma nemmeno voglio leggere di bambini che gia nel grembo materno hanno dei tumori, causati dal sudiciume che l'Ilva ma non l'Ilva sparge nell'aria, nella terra, e nell'acqua.
I politici, son corsi tutti ora al acapezzale dell'Ilva moribonda, ma il Suo Padrone non ha mai fatto nulla, per sanare i disastri che la sua fabbrica ha compiuto.
Ma gli operai saranno gli unici ha pagare!!!
Se l'Ilva chiude i battenti, senza far nulla per l'ambiente, Taranto avrà ancora per decenni un tasso di tumori elevatissimo e occhi disperati, velati di malinconia, di uomini e donne, che non avranno davvero più nessun futuro.
Lavorare per vivere e non lavorare per morire.
Salvaguardiamo tutti, ma anche il Lavoro!!
mercoledì 10 ottobre 2012
Siamo dei servi sciocchi
Oggi, non sono tempi facili, per nessuno.
Per i disabili non lo sono mai stati.
Lo Stato che latita, le Istituzioni locali, che mai hanno incentrato la loro attività politica sugli affari sociali, che anzi vedono come un peso morto, le famiglie che si fanno carico di tutto e per tutto per salvaguardare la dignità dei loro cari, disabili.
Lo ripeto la disabilità è una condizione e non una malattia, ma ci sono malattie che nel loro decorso portano ad una disabilità permanente.
Ora, siamo un Paese che, urla allo scandalo per l'uso scellerato della cosa pubblica da parte di molti politici,...ma che non fa nulla o quasi per porvi rimedio.
Io credo che se la politica non torni ad occuparsi delle famiglie, è destinata alla morte civile.
Il vero Paese democratico ed attento agli ultimi, non è quello che permette che chi ha di più, paghi meno e chi non ha nulla nemmeno la salute, mantenga i vari sultani....
Ora cercare di risparmiare sulle spalle delle famiglie, che hanno nel loro nucleo una disabilità, sia come sparare sulla Croce Rossa.
La libertà dal bisogno, è il principio.
E' inutile tenere aperte le grandi distribuzioni, i centri commerciali, se poi non viene data la possibilità d'acquisto alle famiglie....li potete tenere aperti anche di notte, ma se il nostro potere d'acquisto è pari a zero...sarà l'ennesimo buco nell'acqua.
Ci avete tolto la speranza d'un futuro.
I nostri giovani, non hanno futuro.
Siamo dei servi sciocchi.
Avete alzato l'età pensionabile delle donne, ma non ci permettete di far carriera come gli uomini, ditemi quante donne sono nei Consigli d'Amministrazione degli enti che contano......le pari opportunità in questo Paese sono carnevalesche....
In questo Paese dalla memoria corta, non ci sono strutture pubbliche, per permettere ad una donna di lavorare fino a 66 anni, se in famiglia ha un disabile, che sia figlio, marito, genitore.
L'impegno h24, ricade sulle nostre spalle sempre e da sempre.
Allora togliere contributi a chi non grava sullo Stato, è una bestemmia!!
lunedì 8 ottobre 2012
50 anni di storia, la nostra.
Abbiamo cominciato in sordina, abbiamo cominciato 50 anni fa.
La strada è ancora lunga, c'è da fare ancora molto, moltissimo è stato fatto. Deve essere nella volontà di tutti pero' costruire i prossimi anni.
L'A.P.R. è la nostra casa, e se si rompe un coppo del tetto,tutti abbiamo il dovere d'intervenire per sanarlo, ognuno come può, non si deve demandare agli altri l'impegno che abbiamo preso sposando la causa dell'A.P.R. stessa, e con lo stesso vigore con cui l'abbiamo fatta nascere!
E' stato dolorosissimo, tagliare il cordone ombelicale che ci ha dato la vita, ma necessario. La piaga avrebbe infettato, tutto e tutti, e noi non potevamo permetterlo, per i nostri figli, fratelli, genitori, o semplicemente amici.
Siamo giunti ad un traguardo importante, ma abbiamo ancora altre vette da conquistare, quindi zaino in spalla e piccozza pronta.....l'avventura continua.
giovedì 30 agosto 2012
La forza e l'abilità
La forza e l'abilità.
Mi sento inabile di fronte alla loro forza, non solo fisica......, superare con energia un inciampo della vita, e vincere.
Ci fanno davvero sognare gli atleti della Paralimpiade.
Donne e uomini che pur avendo avuto grandi difficoltà, hanno sconfitto la diversità, la tenacia di cui ognuno di loro è provvisto è impressionante.
Mi sento infinitamente piccola, coi miei acciacchi e le mie lamentazioni dolorose......
Fateci sognare.
Regalateci la vostra determinazione.
Con forza è grandissima abilità
martedì 17 luglio 2012
Dite la vostra
Ora che la bambina del lago è scomparsa tutti sembrano notare il vuoto che ha lasciato.
Viveva brada a i margini della foresta, nessuno si prendeva cura di lei, molti ne avevano paura!
Come tutti noi anche lei aveva i suoi riti quotidiani....si lavava nel lago, si pettinava specchiandosi nelle dolci acque, vestina di stracci, ma sempre puliti e ben ordinati...
Si nutriva di erbe e bacche, che trovava in abbondanza dove nessuno s'addentrava, per paura d'incontrarla...e viveva libera in una capanna di fango e foglie.
Nessuno conosceva il suo nome.
Era lì da tempo immemore anche i vecchi del vicino paese asserivano che c'era sempre stata e che nelle notti di luna piena ululava alla luna ....solo dicerie fantastiche, di chi avevva una paura fottuta d'incontrarla....quindi evitata con sapienza.
Molto tempo prima si dice che una donna, sola come lei e raminga al mondo, avesse cercato di viverci accanto, come una madre incompiuta s'era presa sulle spalle quella creatura fantastica, e selvatica e forte, e aveva cercato, invano, d'educarla alla civiltà....ma non era riuscita nell'intento e in una mattina di nebbia era sparita, nella cortina fitta oltre il canneto dove placide gracchiavano le rane....
La bambina del lago che tutti chiamavano così, era tornata ad esser sola al mondo....accompagnata dallo scandire delle stagioni, della notte e del giorno, solo dalla natura incontaminata, dallo svolazzare di farfalle in primavera dai lumini timidi delle lucciole, all'inozio dell'estate, dai canti notturni delle civette, dal cadere delle foglie e dalle folate di vento gelido nell'inverno....
Una giorno una bimba speciale, s'era perduta, e la mamma affranta e il babbo l'avevano cercata in quelle valli silenti, avevano chiamato molti amici, per riuscire a trovarla sana e portrla in salvo...
La bambina del lago aveva notato come fosse goffa nei movimenti, ma non ne aveva avuto paura, l'aveva avvicinata con una tenerezza, e aiutata a cercarsi un giaciglio le aveva offerto il suo cibo, e in quella notte senza luna l'aveva vegliata.
Al'alba i soccorritori l'avevano ritrovata mezza addormentata dentro un tronco vuoto coperta da un'erme foglia verde...., stava bene, e per la prima volta pronunzio' due parole: La bimba!
Ecco che tutti quelli che avevano frettolosamente giudicato la bima del lago come una diversa, una un po' matta, un rifiuto della società, si sentirono davvero in colpa, perchè nessun essere vivente ha diritto ad essere isolato, con l'unica colpa d'essere diverso....
Stretta è la foglia larga è la via dite la vostra che ho detto la mia!
Viveva brada a i margini della foresta, nessuno si prendeva cura di lei, molti ne avevano paura!
Come tutti noi anche lei aveva i suoi riti quotidiani....si lavava nel lago, si pettinava specchiandosi nelle dolci acque, vestina di stracci, ma sempre puliti e ben ordinati...
Si nutriva di erbe e bacche, che trovava in abbondanza dove nessuno s'addentrava, per paura d'incontrarla...e viveva libera in una capanna di fango e foglie.
Nessuno conosceva il suo nome.
Era lì da tempo immemore anche i vecchi del vicino paese asserivano che c'era sempre stata e che nelle notti di luna piena ululava alla luna ....solo dicerie fantastiche, di chi avevva una paura fottuta d'incontrarla....quindi evitata con sapienza.
Molto tempo prima si dice che una donna, sola come lei e raminga al mondo, avesse cercato di viverci accanto, come una madre incompiuta s'era presa sulle spalle quella creatura fantastica, e selvatica e forte, e aveva cercato, invano, d'educarla alla civiltà....ma non era riuscita nell'intento e in una mattina di nebbia era sparita, nella cortina fitta oltre il canneto dove placide gracchiavano le rane....
La bambina del lago che tutti chiamavano così, era tornata ad esser sola al mondo....accompagnata dallo scandire delle stagioni, della notte e del giorno, solo dalla natura incontaminata, dallo svolazzare di farfalle in primavera dai lumini timidi delle lucciole, all'inozio dell'estate, dai canti notturni delle civette, dal cadere delle foglie e dalle folate di vento gelido nell'inverno....
Una giorno una bimba speciale, s'era perduta, e la mamma affranta e il babbo l'avevano cercata in quelle valli silenti, avevano chiamato molti amici, per riuscire a trovarla sana e portrla in salvo...
La bambina del lago aveva notato come fosse goffa nei movimenti, ma non ne aveva avuto paura, l'aveva avvicinata con una tenerezza, e aiutata a cercarsi un giaciglio le aveva offerto il suo cibo, e in quella notte senza luna l'aveva vegliata.
Al'alba i soccorritori l'avevano ritrovata mezza addormentata dentro un tronco vuoto coperta da un'erme foglia verde...., stava bene, e per la prima volta pronunzio' due parole: La bimba!
Ecco che tutti quelli che avevano frettolosamente giudicato la bima del lago come una diversa, una un po' matta, un rifiuto della società, si sentirono davvero in colpa, perchè nessun essere vivente ha diritto ad essere isolato, con l'unica colpa d'essere diverso....
Stretta è la foglia larga è la via dite la vostra che ho detto la mia!
lunedì 4 giugno 2012
Ma che bella giornata
Ma che bella domenica! Passata rimirando un paesaggio mozzafiato, della collina pistoiese, in compagnia di amici preziosi.
Una calura meridiana quasi estiva, il silenzio rotto solo da voli d'insetti, fra l'erba alta e odorosa.
Sul crinale di fronte una fila ininterrotta di cipressi maestosi, sull'aia sotto il gazebo tanti amici, alcuni nuovi e benvenuti, altri più attempati, ma sempre giovani nello spirito.
Ci siamo ritrovati così ieri, nel Centro di Valdibrana, non è che ci fossimo mai persi, ma ognuno è indaffarato nelle sue attività quotidiane che non abbiamo mai tempo per noi.
E' sacrosanto invece avere tempo per noi, per parlare, confidarsi e farsi aiutare da quelli che sono più avanti, e per non far sentire ai nuovi arrivati che non c'è posto al nostro desco, anzi che sono i benvenuti, e come accadeva nelle famiglie d'una volta ci si stringe e s'aggiunge una seggiola.
Il nostro motto è proprio questo" Aggiungi un posto a tavola che c'è un amico in più".
Molti di noi, hanno vissuto sulla loro pelle la sensazione dell'abbandono, senso d'impotenza nei confronti delle malattie dei nostri cari, ecco perchè è importante ritrovarsi, sorreggersi, consolarsi.
La disabilità dei nostri cari è come un lutto, che va elaborato e superato, per accettarlo fino in fondo, e riuscire a condividerlo.....non alziamo bandiera bianca nel senso della resa, mai!
Ognuno a suo modo e con gli strumenti che possiede continua la sua lotta contro la disabilità, informandosi e accertandosi da fonti autorevoli.....non dai ciarlatani.
Ecco il gruppo d'ascolto serve proprio a questo, a darci modo di esporre le nostre apprensioni, le paure per un cammino che già sappiamo tortuoso, irto e pieno d'ostacoli, ma che in solitudine ci può sopraffare, nel gruppo invece abbiamo la possibilità di ricaricarci dell'energia che ci serve, per continuare a lottare per i nostri cari, affinchè la loro dignità e qualità di vita siano il traguardo, ma non semplice arrivo, anzi una partenza verso il futuro.
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