sabato 26 marzo 2011
Assemblea Aias
L'assemblea si
lunedì 7 marzo 2011
Quando l'utente è vessato in quanto tale
E' quello che fanno molti uffici che dovrebbero semplificarci la vita, tant'è che ce la rendono impossibile.
Mia figlia seguita clinicamente dalla Neuropsichiatria Infantile delle Scotte di Siena, ad inizio febbraio le viene sostituito un farmaco per l'epilessia, della quale è affetta in modo grave.
Vado dal medico di famiglia, la quale mi prescrive tante scatole quante me ne servono per circa un mese di cura, mi dice anche dandomi le ricette che per averle, visto l'alto dosaggio mi devo rivolgere alla farmacia dell'ospedale cittadino.
Seguo i suoi consigli ed il giorno dopo mi reco nel posto indicatomi.....ma come è successo gia altre volte, l'addetto mi dice che non le hanno perchè all'ospedale non usano quel farmaco, ed allora io gia spazientita, per l'attesa prolungata, chiedo dove le posso prendere allora?, risposta seccata dell'addetto ....in una qualsiasi farmacia.
Allora vado nella farmacia in cui mi servo abitualmente, li faccio impazzire...e poi son costretti a dirmi che me lo deve fornire una farmacia ospedaliera.....
Allora 'ndo vado? Al cinema. A che vede'? Quo Vadis. E che vordi? 'Ndo vai. Al cinema......
e ricomincia la tiritera all'infinito.
Ora se vi aspettate che la nostra pazienza sia illimitata, in quanto pazienti, avete capito male, la mia di pazienza è terminata da tempo! e sono stanca di combattere contro i mulini a vento.
Rimbalziamo come palle impazzite sul muro di gomma della sanità pubblica.....
domenica 27 febbraio 2011
Presidente Berlusconi
Provo a spiegarle cos'è la vita di noi, cittadini comuni, alle prese con la quotidianità. Lei sparla di cose che non conosce, come la scuola...ne deve aver frequentata davvero poca, per ridicolizzarla come fa' Lei in sedute pubbliche;secondo la sua mente contorta e malata, la scuola dovrebbe occuparsi solo di nozioni, solo di date, solo di confini, solo di grammatica (ecco di questane ha fatta ben poca sia Lei che altri politici, non conoscete il comgiuntivo...). La scuola è ben altro, di nozioni e date, la scuola è vita, è passato, è presente , è futuro.
La sottoscritta che le scrive è un'insegnante che per fare la mamma a tempo pieno, ha deciso di non insegnare, perchè lo Stato è latitante da sempre nella cura dei suoi cittadini più deboli, bambini ed anziani. Ma Lei lo sa' quante famiglie si sostituiscono perennemente allo Stato tutti i giorni nella cura dei disabili, degli anziani, sono cifre da capogiro, potremmo fermare il Paese se decidessimo in massa di chiedervene conto.
Lei in altre affermazioni, dice che la scuola privata è meglio, ma meglio per chi? Per i suoi amici imprenditori, gente senza scrupolo, che per soldi potrebbe fare cose ignobili, e fra queste anche sottopagare chi lavora per loro; insegnanti affamati, che mai si sognerebbero di cantare fuori dal coro....ecco io sono fuori dal coro!
Ci ha definiti coglioni, benissimo sono una cogliona e me ne vanto, ma sono una cogliona che merita rispetto, da Lei e dall'armata brancaleone che la osanna...
Sempre pubblicamente dice no! ai matrimoni gay, come se l'amore avesse sesso, l'amore è amore e basta; certo lei non può sapere cosa è l'amore, Lei lo deve pagare....con automobili, gioielli, assegni. Lei ha bisogno di due sporcaccioni come Mora e Fede, per affrancarsi fra le lenzuola.
Lei è costretto a telefonare in Questura Milano, per far scarcerare Ruby, temendo rivelazioni piccanti sul suo conto, con una bugia banale e quanto mai sconcia, dichiarando che se non avesse telefonato si sarebbe rischiato l'incidente diplomatico.
Presidente se lo lasci dire è Lei un incidente, per questo Paese, per le pessime figure che ci fa fare all'estero, per intrattenere rapporti d'amicizia coi dittatori nord-africani, per le bugie che racconta a suoi sudditi, per la non ricostruzione del L'Aquila, per l'immobilismo, in cui ha precipitato il Paese che, di fatto è il fanalino di coda dell'Europa, per intrattenere rapporti sessuali con minorenni, per farsi chiamare Papi da una cretinetta , per trasportare con voli di stato il marciume che le gravita intorno con tanto d'accompagnamento musicale.....
Presidente quando si vede nello specchio ci faccia un piacere si sputi!
Noi abbiamo molta dignita', cosa che ne Lei ne i suoi accoliti hanno. Le donne sono una grande risorsa in questo Paese, e Lei le insudicia.
sabato 26 febbraio 2011
Ti cullerò per sempre

Ti cullero' sempre
Sono passati, anni e anni, 28 e ½ per l'esattezza.
Sono trascorsi con lentezza e dolore.
Quante notti mi sono interrogata, accusandomi di non essere stata capace di generare un figlio sano.
Quante notti ti ho vegliato, quando tu urlavi, tutto il tuo malessere ed io impotente ascoltavo il tuo grido di dolore....non sapevo come fare a rasserenarti, inebetita, il mio non lo ascoltavo!
Ti cullero' sempre.
I primi tuoi anni di vita sono trascorsi nella disperazione, alla ricerca di un miracolo che ti guarisse, poi pian piano la consapevolezza, della tua inabilità, ha aperto un varco nel mio cuore, lasciandomi sfinita ai bordi della mia esistenza.
In questi anni sono andata avanti come un robot che qualcuno aveva programmato con grandi lacune, non ti sapevo fare da mamma, non come avresti avuto bisogno tu. Ho cercato di colmare quei buchi, con tutto l'amore, ma non cura l'affetto, anzi!
Eri il mio cucciolo zoppo.
Poi è iniziato il calvario delle visite ospedaliere con ricoveri lunghissimi....che non hanno mai dato quelle risposte di cui avevo bisogno, per continuare a crederci e quindi a vivere.
La devastazione più completa è avvenuta quando ti sono comparse sporadicamente le prime crisi epilettiche.
Tu piccolina d'improvviso cacciavi un urlo agghiacciante, giravi gli occhi, sbavavi, eri lontana da me anni luce, in un altro mondo
Io cercavo con tutta me, di proteggerti da quel baratro che pareva volesse inghiottirti, io ti abbracciavo e ti cullavo cercando un tuo risveglio, che tardava sempre, i tempi si allungavano a perdita d'occhio.Stavi parecchio sospesa in quel limbo di scariche elettriche che facevano sobbalzare il tuo corpo, parevi una bambola di pezza, poi t'afflosciavi come un palloncino sgonfio nel mio grembo senza più energia.
E dormivi cosi' profondamente che temevo di non vederti più sveglia. Dormivi, dopo le crisi.
Ora non più, ti sei abituata a tutto, anche alle 25 gocce di valium che ti somministro subito appena compare “la bestia”.
Voglio rendere pubblico cio' che di più privato ho, il mio dolore di madre incompleta.
Non ho voluto altri figli. Il mio desiderio da sempre era d'un figlio solo. Ti voluta talmente tanto, che riempivi la mia vita quando ancora nuotavi dentro di me . Facendo capriole e saltelli nel mezzo della notte, che mi facevano sussultare e svegliare dovevo capirlo allora che non saresti mai stata una dormigliona.
Ho atteso discretamente tutte le fasi della tua crescita, spiavo i tuoi movimenti e il tuo progredire alla scoperta del mondo lentamente, troppo lentamente. Tutto ti faceva enorme fatica anche masticare, hai imparato a farlo grazie all'abnegazione di una terapista, come hai imparato ad asciugarti la bava che ti colava dalla bocca, col bavaglio che da sempre porti al collo. E' il tuo vezzo, e quando non lo hai lo cerchi disperatamente con la mano annaspando l'aria.
A bere ti ha insegnato il nonno, che ti cantava le canzoni di Rascel per tentare di addormentarti, che riconosci ancora....Arrivederci Roma.
Cominciavi a dire parole di senso compiuto, non stavi ancora seduta autonomamente, avevi bisogno di uno schienale semi inclinato, avevi 18 mesi, della postura eretta non c'era traccia. I medici continuavano a dirmi che il tuo era un ritardo psicomotorio grave, avevi braccia magre e ipotoniche come pure le gambe, anche se stesa sul tappetto, inarcando la schiena come un serpente giravi tutta la casa....io continuavo a spiarti, cominciavo ad avere le prime certezze e la paura di non farcela era enorme, mi sentivo inadeguata.
Poi sei regredita, un bel giorno hai smesso totalmente di parlare, non mi hai più chiamato mamma ed io ho iniziato a morire. Non hai più detto nulla per tantissimo tempo, anni che mi son sembrati secoli, urlavi e basta notte e giorno, giorno e notte.
Un pediatra mi disse che potevi avere una deficienza metabolica a carico dell'acido lattico e piruvico, era arabo per me. Ho iniziato a leggere per informarmi, per capire per aiutarti, ma ogni sforzo che facevo sfociava in un fallimento, ero proprio una madre inadeguata. Colpevole. Colpevole d'averti generato imperfetta. Mi sono condannata senz'appello, non ho portato a mia discolpa nulla.....ho accettato la gogna.
Ma non mi sono arresa, ho continuato a lottare per te, per poterti dare un futuro dignitoso. Ho consultato tanti di quegli specialisti che potrei ricevere la laurea honoris causa per il sapere scientifico, ma non m'interessa.
Il mio mondo fragile eri tu. Eri tu il mio interesse, lo sei ancora oggi, lo sarai per sempre.
Abbiamo condiviso notti, tantissime notti, e giorni di disperazione e dolore, ma anche di gioia e spensieratezza, mi sono fatta piccola ed ho giocato con te, lo faccio ancora oggi, lo abbiamo fatto stasera a cena con la pianola tra un boccone di carne e un bicchier d'acqua; ogni tanto sfioro un po' di serenita', e mi sento appagata, mi bastano briciole di vita per essere felice.
Le giornate si sfilacciano come le nubi bianche d'una giornata estiva.
Il tempo.
Non ho più molto tempo a mio favore, sono invecchiata dentro, decrepita nell'anima.
Tu gorgogli, con gridi di piacere che sembrano i garruli delle rondine che al tramonto sfrecciano veloci nel cielo, in cerca degli ultimi insetti prima del calar della sera.
La mia sera è gia' qui. E' talmente vicina che la posso palpare. L'unica cosa per non lasciarmi andare nell'oblio sei tu, che non chiedi, non lo sai fare. Come posso lasciarti come potro' farlo quando sarà suonata la mia ultima campana.
Tu sei il mio cucciolo zoppo.
Vorrei poter sapere che sai, che hai capito il mio dramma, che lo condividi. Vorrei.
Ti racconto favole rimaneggiate, piene di rumori e frasi senza senso, perchè se sei tranquilla ridi,illudendomi che capisci cosa dico. Tu ridi perchè faccio montagne di versi, che ti sono diventati familiari oramai.
Tu sei la mia favola fantastica. La storia di una bimba chiusa dentro un palloncino, sfuggita dalle mie mani con un refolo di vento. Hai cominciato a galleggiare sospesa nell'aria di un nulla familiare,dove tutti si prodigavano per riuscire di acchiapparti, e riportarti fra le mie mani , ma con leggeri voli ti allontani sempre di più. Ti allontani, ti nascondi in radure coperte di soffici muschi, non ti sento, ma so che ci sei, cadi. Di nuovo e più violente le crisi ricompaiono, tu resti impaurita e dolorante sul pavimento, un rivolo di sangue ti cola dietro l'orecchio, la tua testa si è rotta di nuovo,ti raccatto come posso, non ho più l'energia di un tempo m'accoccolo per terra accanto a te e ti cullo finchè la crisi non passa e tu resti come una bambola di pezza fra le mie braccia.
Nelle notti insonni ancora m'interrogo, con la stessa durezza di quando eri piccola, ho smesso d'accusarmi, partecipo al processo che mi fo' come parte lesa, e non più come imputata. Ho smesso di accollarmi colpe che non ho, ho smesso di puntarmi il dito contro. Ma non mi assolvo. Non riesco davvero accettare d'essere come te la preda.
La “bestia”, non dorme mai. E' sempre li, tronfia che ci spia . I medici fanno quello che è umanamente possibile, a loro non chiedo miracoli, nemmeno a Dio. Nella mia preghiera silenziosa c'è solo una richiesta, che io sopravviva a te, che sia tu la prima a dipartire, per non dover morire disperata,per non doverti lasciare.
Ho rinunciato oramai da tanto tempo di essere una persona autonoma da te, la mia vita sociale è latitante. Non condividere le paure della notte che sopraggiunge, a volte è un peso insormontabile.
Il mio orizzonte è vicino, quasi palpabile.
Un giorno al mare, quando avevo perso le speranze di vederti camminare, tu come al solito imprevedibile, ti sei alzata e sei corsa incontro all'acqua,ed io sono restata lì sospesa nello stupore.
La vita aveva ripreso con forza il suo cammino, tu eri lanciata verso nuove scoperte, anche se oramai tardive, io restavo sempre agli angoli a spiarti, per leggere nei tuoi occhi nuove paure e avventure difficili da vivere.
Ti sei rinforzata, nemmeno le malattie dei bimbi ti hanno sfiorata, eri d'acciaio. Mai un raffreddore, ne la tosse, nemmeno la febbre.
Mangiavi davvero poco, perennemente sotto peso, avevi difficoltà ad inghiottire.
Un pomeriggio di una primavera che tardava a venire ti sei addormentata, nel sonno un flebile grido,poi più nulla, nemmeno il respiro. Ti stavo perdendo, e con la forza della disperazione ti ho massaggiato il cuore e insufflato aria nei polmoni, fino a svenire, la “bestia”, aveva provocato un arresto cardiaco. La folle corsa all'ospedale, la sirena che mi bucava il cuore. Avevi gia le unghie e le labbra cianotiche ti hanno intubata, e io impotente e inebetita, stavo li' sperando di poterti ancora cullare.
La mia bambola di pezza, era la' lo sguardo sbarrato, la cannula nella gola, tutti s'affacendavano intorno a te, io restavo nel mio angolo doloroso a spiarti.
Le crisi oramai erano diventate una routine giornaliera, i farmaci non ti coprivano abbastanza, e tu cadevi sempre, ti procuravi traumi a non finire, ti sei lesionata un gomito, il ginocchio, un piede, il mento, la testa è come una cartina geografica suddivisa in Stati, ricucita più volte, negli stesi punti.
Termina con grande rammarico il periodo dell'asilo, ti ci ho fatto restare a lungo; inizia in modo travagliato l'obbligo delle elementari. Hai avuto fortuna, una maestra d'una dolcezza, preparata e consapevole, sarebbe stato un cammino difficile, ma insieme ce l'abbiamo fatta.
Poi la legge che non ammette ignoranza, ma ignora le elementari norme civili, mi costringe a mandarti alle medie, dovevi per forza uscire dalla scuola a 16 anni finire l'obbligo, insomma.
Decido che è tempo oramai di entrare all'Aias, al seminternato. Tutto quello che potevi fare, l'avevi compiuto, era tempo che tu frequentassi un posto adatto a te a tua misura, e che condividessi le tue giornate coi i tuoi simili, fra voi avreste trovato sicuramente, un modo per comunicare, dal quale io ero esclusa , ma non me ne preoccupavo.
Avevo ritrovato, un po' di tempo per me. Non sapevo come occuparlo. In tutti quegli anni che mi ero totalmente dedicata a te avevo smesso d'esistere.
Nel frattempo, sempre grazie al nonno, lavoravo....e la liberta' dal bisogno mi ha fortificata, ho deciso che il cammino seguente l'avremmo continuato da sole . Ho divorziato.
Ero sicura che prima o poi mi sarei posta la domanda fatidica, se avessi scelto con oculatezza il futuro. Ancora oggi a distanza di quasi 10 anni dico di si, la fatica è stata immensa, le responsabilità che mi sono dovuta assumere gravosissime, ma la scelta fatta allora era l'unica via d'uscita.
La”bestia”, si era insinuata anche dentro di me, non che fossi anche io epilettica, ma depressa si. Le prime avvisaglie che qualcosa si era frantumato nella mia granitica resistenza l'ho avuta, dopo la prima rapina, subita in banca. Per mesi ho avuto paura delle persone che mi camminavano alle spalle, di chi urlava senza apparente motivo. Mi si sgretolava la terra sotto i piedi e io cadevo in un limbo protetto dove non permettevo a nessuno d'entrare nemmeno al mio cucciolo zoppo.
Anni e anni di psicoterapia mi hanno restituito in parte la mia consapevolezza. Di nuovo forte, di nuovo aggressiva, una tigre ferita nell'orgoglio.
Nel tuo cammino, hai incontrato tanti ostacoli. Non comunicando ne sono nati tanti altri. Hai alzato una palizzata fra te e il mondo circostante, non sempre riesco ad entrare nel tuo fortino, non sempre me lo permetti.
Sei stata autolesionista. Ti mordevi i polsi fino a farli sanguinare, oggi ti fai sanguinare la bocca, la rabbia che ti scuote è la stessa di quando eri piccola. Adesso hai più forza. La rabbia è potente.
Comunichi con me attraverso gli sguardi. Quando hai sete, mi guardi in un certo modo, così come quando hai fame.....sei un cavallo di razza, non bisogna contraddirti. La rabbia è sempre lì pronta ad esplodere alla minima sollecitazione.
A me non consenti granchè, ti fai accudire perchè non sapresti farlo da sola, ma è l'unico momento che mi concedi. Non ti posso pettinare, lavare i denti, o il viso.....mi hai chiuso fuori. Per la cura della tua persona hai delegato altri. Io ti posso solo cullare quando la “bestia” ti assale.
lunedì 31 gennaio 2011
Quando io ero bambina.....

Quando facevo le elemtari io, si andava a scuola col grembiule, l'isegnante era una sola, le classi erano sovraffollate e chi aveva qualche problema, rimaneva indietro, non c'era tempo e ne spazio per portarla alla pari delle altre....l'obbligo era fino 14 anni chi non aveva voglia e capacità di studiare l'avviamento al lavoro era assicurato, anche perchè in quegli anni di lavoro ce ne era tanto.
Poi le cose son cambiate è cambiata la scuola, son cambiate le bambine, son cambiati i genitori....i miei ad esempio delegavano alla scuola solo, le cose della scuola, a l'educazione ci han sempre pensato loro, e hanno fatto davvero un lavoro ottimo.
Oggi superato il mezzo secolo, e a mia volta genitore, mi ritrovo spesso a pensare di cosa mi avrebbe detto papa' o mamma, in seguito ai miei comportamenti....come vorrei averli ora, e confrontarmi con loro da adulta, come vorrei poterli ripagare della fatica che hanno fatto allevandomi, e lenire con una carezza i tanti dispiaceri che ho donato loro.
Mio padre, l'uomo dei grandi silenzi, non riusciva a parlare senza arrabbiarsi, quindi mi scriveva,lettere di fuoco e d'amore incommensurabile, che ancora conservo negli anfratti del cuore, la mamma più alla buona e più tentata a menar le mani che a far grandi discorsi, mi sottilineava in continuazione che ero proprio sbagliata per quei tempi, che con il carattere ferreo che ho sempre avuto, sarei dovuta nascere al tempo dei coloni americani.....che risolvevano la maggior parte delle questioni a colpi di colt.
Mi hanno insegnato ad avere dignita'.
Non posso dire che le ragazze dell'Olgettina abbiano avuto genitori come i miei.....
Io ho dormito con un uomo a 23 anni, che poi è il padre di mia figlia.
Mi hanno insegnato ad avere rispetto di me.
Mi hanno insegnato che i lustrini e la carta stagnola non sono la realtà della vita, ma solo un momento, mi hanno insegnato che le origini sono importanti.
Mi hanno insegnato ad aver rispetto per i vecchi, perchè dalle loro mani rugose e' scorsa tanta vita, di fatica, di solitudine.....
Mi hanno insegnato la storia di questo Paese, non leggendola su libri stantii, ma avendola vissuta in prima persona, la guerra, la resistenza, gli sfollati, la fame, gli eccidi nazisti, e poi la liberazione, mia madfre sapeva il portoghese imparato da un ufficiale medico che era arrivato con gli americani, ma brasiliano, e che l'aveva curata, mio padre che odiava i tedeschi, anche quelli moderni che erano figli della guerra come lui, e che l'avevano sicuramente subita. E poi la ricostruzione, il boom economico degli anni '60, ma da allora in poi è la mia storia io c'ero di gia', ve la racconto un'altra volta.
domenica 30 gennaio 2011
'Senza un filo di rabbia' di Luigi Scardigli
Provo, con vero piacere, a fare un po' di pubblicita' a mio fratello.E' uscito in dicembre 2010, il nuovo e attesissimo sesto libro.
La biografia sara' veloce, torinese di nascita romano d'adozione, laureato, lavora per un ente pubblico, ma il suo vero amore è scrivere. Giornalista-pubblicista ha 47 anni ad oggi vive e lavora a Pistoia.
Dopo aver scritto: "Linda, Marco, e altre storie" - "Dodici mesi per morire"- " Giù a Nord"-"Lentamente" (finalista al premio letterario'Il Ceppo'), "Se mi ami davvero,lasciami andare"....
Questa ultima fatica, è avvincente, ti prende per mano e ti fa scorrere veloci le pagine, uno spaccato di vita provinciale...come ce ne sono tante, la storia di Matilde che è la protagonista, fiorisce pagina dopo pagina, con dolcezza e senza strattoni; con la volontà ferrea di chi si è aggrappato alla vita, anche nei suoi primissimi mesi, a corso inconsapevole un abbandono, prima il padre naturale poi la madre....poi le suore, poi la famiglia adottiva....c'è un'aurea di amore totale intorno a lei. Il libro si fa leggere con piacere, mai ridondante di particolari, seppur particolareggiato il profilo di Matilde è costante continuo fino all'ultima pagina.
Da leggere, insomma, per trarne quella forza che serve ad ognuno di noi ad andare avanti, nel quotidiano delle nostre vite, ed imparare ad amare senza rabbia
martedì 18 gennaio 2011
Il colpo gobbo....

Nella vicenda che si potrae, oramai da tempo, dell' Aias di Pistoia, e del suo commissariamento da parte dell'Aias naz.le, ho gia' scritto molto.
Finalmente sta' venendo alla luce il vero motivo, per cui è stata commissariata l'Aias provinciale di Pistoia, da parte del naz.le.
Ci potranno pure essere stati degli sbagli, degli errori anche grossolani in questi anni, ma mai compiuti in malafede, mai fatti sottobanco.
Non amo chi mente sapendo di farlo.
Non amo chi si nasconde dietro una denuncia anonima.....
L'Aias di Pistoia, in questi anni, ha dato a noi famiglie in benessere una vera fortuna, che non si può quantificare, noi abbiamo la liberta' di lavorare, perchè i nostri cuccioli sono in un ambiente sano, governati in ogni loro bisogno.
Questo è un grazie che nasce dal profondo del cuore, non sono brava a dimostrarlo di persona, ma riesco a scriverlo, lasciandone traccia visibile.
Dopo la tentata pulizia etnica, ad opera del Commissario Bagnale, col placet del Presidente n.le dell'Aias, il giudice delle esecuzioni mobiliari Dott.Fontani ha chiamato in assemblea tutti i soci dell'Aias per il 26 marzo p.v., accogliendo così di fatto la richiesta che facevamo da tempo, perchè ci avevano esauturato dal nostro ruolo? e riammettendo la compagine direttiva dell'Aias di Pistoia....
Il colpo gobbo, non gli è riuscito!
Sono contenta che cariche amministrative cittadine, ed eccelesiali si siano messe intorno ad un tavolo per trovare la risposta ai quesiti che il Nazionale c'impone, ma non è facendoci la guerra, che otterranno cio' che chiedono.
Il colpo gobbo, non gli è riuscito!
Ho la netta sensazione che le violazioni delle quali siamo accusati altri non sono che un panegirico,
per mettere le mani sul patrimonio cospicuo dell'Aias di Pistoia....ma se una famiglia ha scelto di fare un lascito per un proprio figlio disabile, all'Aias di Pistoia, perchè se ne curi quando non ci sarà più nessuno in grado di farlo, perchè questo bene deve essere amministrato da Roma!
Il cantiere sta marcendo all'intemperie, i lavori sono oramai fermi da tempo, forse già messo in serio rischio, sarebbe stato il nostro oltre l'orizzonte, sarebbe stato bello sapere, in che ambiente i nostri ragazzi avrebbero continuato la loro esistenza, ci hanno tolto anche questa gioia, questa piccola speranza, questo piccolo sogno.....
Non chiediamo poi molto alla città!
I nostri ragazzi pagano un dazio costosissimo, gia' che per loro la vita è stata matrigna, ma togliere a noi la speranza, è davvero un danno incommensurabile.
GIU' LE MANI DALL'AIAS